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Discorso di Papa LEONE XIV

Cari fratelli e sorelle,

È una gioia per me essere con voi nella Cattedrale di Roma: il Papa è il Vescovo di Roma, e io sono un cristiano con voi e un vescovo per voi. Ringrazio il Cardinale Vicario per le parole con cui ha aperto questo incontro, che vivo come un grande abbraccio del Vescovo con il suo popolo.

Saluto i membri del Consiglio episcopale, i parroci, tutti i diaconi, le religiose e i religiosi e tutti voi che rappresentate qui le vostre parrocchie. Vi ringrazio per la gioia del vostro discepolato, per il vostro lavoro pastorale, per i fardelli che portate e che sollevate dalle spalle delle tante persone che bussano alla porta delle vostre comunità.

Le parole di Gesù alla Samaritana, che abbiamo appena ascoltato nel Vangelo, in questo difficile periodo storico, sono ora rivolte a noi, la Chiesa di Roma: «Se tu conoscessi il dono di Dio» (Gv 4,10). A questa donna stanca, che si reca al pozzo nell'ora più calda del giorno, Gesù rivela che esiste un'acqua viva che disseta per sempre, una sorgente zampillante che non si prosciuga mai: è la vita stessa di Dio donata all'umanità. Questo dono è lo Spirito Santo, che disseta le nostre arsure e irriga la nostra aridità, gettando una luce sul nostro cammino. Anche San Luca, negli Atti degli Apostoli, usa la parola «dono» per designare lo Spirito Santo, lo Spirito creatore capace di rinnovare tutte le cose.

Attraverso il processo sinodale, lo Spirito ha suscitato la speranza di un rinnovamento ecclesiale, capace di rivitalizzare le comunità affinché crescano nello stile del Vangelo, nella vicinanza a Dio e nella presenza di servizio e testimonianza nel mondo.

Dopo un lungo periodo di ascolto e di dibattito, il frutto del processo sinodale è stato soprattutto un incoraggiamento a valorizzare i ministeri e i carismi, attingendo alla vocazione battesimale, mettendo al centro la relazione con Cristo e accogliendo i fratelli, a partire dai più poveri, condividendo le loro gioie e i loro dolori, le loro speranze e le loro difficoltà. In questo modo si evidenzia il carattere sacramentale della Chiesa che, come segno dell'amore di Dio per l'umanità, è chiamata ad essere un canale privilegiato affinché l'acqua viva dello Spirito possa raggiungere tutti. Ciò richiede che il popolo santo di Dio sia esemplare. Come sappiamo, sacramentalità ed esemplarità sono due concetti chiave nell'ecclesiologia del Concilio Vaticano II e nell'ermeneutica di Papa Francesco. Ricordiamo quanto egli abbia preso a cuore il tema patristico del mysterium lunae, cioè la Chiesa vista nel riflesso della luce di Cristo, nel suo rapporto con Lui, sole di giustizia e luce delle nazioni.